Associazione Giovanni Palatucci - Il Poliziotto che salvò migliaia di Ebrei
Mauricio Rosencof, libri per non dimenticare
di Rosa Maria Grillo

Home page


Ci eravamo illusi che l’Olocausto e l’Etnocidio progettati dal nazifascismo fossero solo un Errore della Storia, un momento di sbandamento nel processo lineare del progresso materiale e immateriale dell’Occidente, ma la Storia successiva ci ha fragorosamente smentito e la testimonianza personale e storico-politica dell’uruguaiano Mauricio Rosencof (ostaggio dei militari uruguaiani per 13 anni in condizioni estreme per costringere alla resa il Movimiento de Liberación Nacional – Tupamaros …) è un’arma efficace per non dimenticare, per restare vigili e fare della memoria un baluardo contro il ciclico ripetersi di tragedie e genocidi.

Quello che in modo particolare avvicina vissuti apparentemente così diversi come Palatucci e Rosencof, e più in generale il nazifascismo e le recenti dittature del Rio de la Plata (anni 70-80 del ‘900) , è sia un dato biografico personale – la famiglia ebreo-polacca di Rosencof arrivò a Montevideo per sfuggire all’invasione tedesca e alle leggi razziali – sia un dato storico generale – la razionale e ‘scientifica’ costruzione di ‘condizioni estreme’ per ‘saggiare’ i limiti di sopportazione degli uomini, per svuotarli e renderle docili fantocci: “Visto che non li abbiamo uccisi, li faremo impazzire”, commenta un militare uruguaiano e lo stesso si potrebbe dire dei campi nazisti, dove follia e morte sembravano non lasciare scampo.

Queste ‘condizioni estreme’ – l’isolamento totale nei calabozos, celle sotterranee, o il sovraffollamento e la perdita di individualità dei campi – se non uccidono, spingono però i sopravvissuti a raccontare le proprie vicende estreme per rendere credibile e visibile al mondo l’indicibile, per tentare di sanare il baratro in cui si è precipitati, per allontanare i fantasmi di quelle esperienze.

E i libri che Rosencof è venuto a presentare in italia – Lecce e Roma –, pur molto diversi tra loro, hanno quest’unico scopo: raccontare – in diverse forme e registri – l’indicibile, ciò che non possiamo non sapere, o dimenticare: dal più autobiografico e diretto Memorie dal calabozo (appena liberati, Rosencof e Fernandez Huidobro dialogano davanti a un registratore ricostruendo 13 anni di silenzio, incomunicabilità e solitudine assolute) alla costruzione romanzesca di Le lettere mai arrivate (lettere mai scritte dai parenti polacchi sterminati ad Auschuitz e lettere mai scritte da Rosencof al padre durante la sua prigionia), da Le leggende del nonno di tutte le cose (le favole che raccontava alla figlia durante le rare visite in carcere) ai Discorsi con l’espadrilla (poesie scritte nel calabozo) a Il quartiere era una festa (ricreazione della vita di quartiere della sua infanzia, ma già con segnali premonitori di un futuro terribile).

Ascoltarlo mercoledì 23 novembre presso l’Università di Roma Tre è stata una esperienza che lasciato il segno in tutti – docenti, studenti, semplici ascoltatori - e vi invito ad ascoltare la Lectio Magistralis che Mauricio Rosencof diede al XXX congresso di Americanistica organizzato dal Centro Studi Americanistici "Circolo Amerindiano" di Perugia nel maggio 2008 http://www.youtube.com/watch?v=LDfTHKjrjJ8). Potrete così apprezzare appieno il senso della dedica di Mauricio alla sua nipotina:

Queste parole sono
per la tua memoria che nasce,Inés,
ultimo anellino tremolante di sorrisi,
figlioletta della figlia e sangue del mio sangue

Home page