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Michele Sarfatti(Adnkronos) – L’obiettivo è fugare le ombre su Giovanni Palatucci, lo Schindler d’Irpinia. L’Unione delle Comunita’ Ebraiche Italiane ha promosso ulteriori ricerche sull’opera di soccorso svolta da Palatucci, dopo le polemiche sull’ultimo questore reggente di Fiume, morto a Dachau nel 1945 e dichiarato nel 1990 Giusto delle Nazioni per l’opera di soccorso prestata agli ebrei. ”I lavori sono in corso. Abbiamo una grossa responsabilità, ma la limitiamo al solo terreno storico. Non siamo ‘valutatori di persone’, ma ricostruttori di fatti”, spiega all’Adnkronos lo storico Michele Sarfatti, direttore della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Cdec Onlus) di Milano, l’ente che su mandato dell’Ucei sovrintende le ricerche su Palatucci, riconosciuto dalla Chiesa servo di Dio. ”Per noi -sottolinea Sarfatti- è importante capire cosa è accaduto in tutti questi anni, mentre nel capitolo Palatucci è importante anche stabilire perché fu arrestato e deportato a Dachau. La sua deportazione rimane un atto criminale, ma vogliamo capire anche con quale classifica fu deportato. L’uccisione all’arrivo o per malattie e stenti e’ un elemento che permetterà di capire la sua vicenda di prigioniero dei nazisti”. ”Comprendendo quali sono i problemi da affrontare e le relative fonti documentarie -prosegue lo storico- stiamo studiando i documenti, riflettendoci insieme”. Il gruppo di lavoro si è già riunito due volte, ”il prossimo incontro si terrà nella seconda metà di marzo. Il lavoro dovrebbe terminare a maggio -spiega- a fine aprile faremo il punto. Dopo questo, scriveremo una relazione conclusiva, elencando i punti che abbiamo approfondito”. ”Indicheremo tutti i documenti studiati -assicura Sarfatti- l’intenzione è quella di dare conto, in modo pubblico e nella maniera più ampia possibile dei risultati raggiunti”. Il cammino è impervio, come le pietre di Fiume, la città delle scelte. ”Stiamo studiando per capire cosa è accaduto in tutti i capitoli di questa storia -fa notare lo storico- nel periodo 1938-’39 profughi dell’Europa centrale arrivano a Fiume cercando di imbarcarsi per la Palestina, mentre dal ’40-43 ci sono internamenti di ebrei in campi di concentramento al Sud. Nel periodo ’41-43 ebrei profughi della Croazia divenuta indipendente cercano di raggiungere Fiume, e poi c’è il periodo delle retate gestite dalla polizia nazista nel ’43-45”. 

 

Pochi giorni fa, il Memoriale dell’Olocausto Yad Vashem di Gerusalemme, tramite il suo eminente membro della presidenza, David Cassuto, ha confermato a Giovanni Palatucci il titolo di ‘Giusto fra le Nazioni’. La notizia è stata data il 15 febbraio da ‘Avvenire’ con un articolo di Angelo Picariello dedicato all’intervista sul caso Palatucci rilasciata dallo scrittore e storico della Shoah Roberto Malini a Nazareno Giusti, per il quotidiano online Lo Schermo.

Il responsabile per la comunicazione della presidenza dello Yad Vashem inoltre, associa nel giudizio sul questore Palatucci anche la figura dello zio, monsignor Giuseppe Maria Palatucci, vescovo di Campagna, in provincia di Salerno, il quale partecipò all’opera di salvataggio “attraverso l’assistenza agli ebrei trattenuti nel campo di internamento del suo paese”.